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P19093 - Nuove tecniche di indagine e prove informatiche nel processo penale

Gli sviluppi delle tecnologie informatiche e telematiche hanno potenziato enormemente – anche grazie ai paralleli processi di miniaturizzazione delle componenti elettroniche – la possibilità di captare, immagazzinare, elaborare e scambiare dati, informazioni, immagini.

Naturalmente da queste innovazioni è stata potentemente investita anche la sfera del sapere processuale, tanto sul versante delle tecniche impiegate nelle indagini preliminari quanto sul terreno dei meccanismi di formazione delle prove valide per il dibattimento. Di qui l’emergere di una serie di questioni nuove ed aperte e di interrogativi in parte inediti.

Dottrina e giurisprudenza sono da tempo impegnate a verificare se, ed in quale misura, le tecniche investigative imperniate sull’informatica e le conoscenze che esse producono possano “confluire” legittimamente nel procedimento e nel processo; come possano “influire” sugli equilibri interni del processo, tra accusa e difesa e tra le diverse fasi del procedimento; come possano “incidere”, in ragione delle esigenze di accertamento e repressione dei reati, sui diritti e sulle prerogative dei diversi attori della vicenda processuale e più in generale di tutti i cittadini.

Il primo fronte di impatto riguarda i mezzi di ricerca della prova contemplati dalla normativa vigente, la quale, per effetto dell’immissione di tecnologie informatiche, risulta sottoposta a forti tensioni e, in alcuni casi, ad una vera e propria torsione, che può condurla a pretese di applicazione eccedenti i confini dell’originario schema normativo. In quest’ottica il corso si propone di analizzare gli attuali punti di approdo della problematica sorta in ordine all’impiego dei captatori informatici (i cd. trojan), inoculabili materialmente o a distanza nei computer, nei tablet, negli smartphone, e in grado di funzionare come strumenti itineranti di intercettazione.  

Del pari verranno discusse, alla luce della più recente giurisprudenza, le questioni emerse in relazione alla “variante informatica” di mezzi di ricerca della prova tradizionali - le perquisizioni, le ispezioni, i sequestri - oggetto di interventi legislativi che ne hanno dettato una specifica disciplina novellando in più punti il codice di rito (legge n. 547 del 1993 e legge n. 48 del 2008, adottata in esecuzione della Convenzione di Budapest).

Altro versante di approfondimento sarà costituito dall’analisi delle molteplici tecniche che offrono possibilità investigative non inquadrabili in alcuno schema normativo preesistente e perciò da ricondurre alla categoria delle prove e delle indagini atipiche. Se l’art. 189 c.p.p. – norma riferita alle “prove atipiche” ed evidentemente concepita per il dibattimento – non sembra precludere il ricorso ad “indagini atipiche”, è certo che sul delicato terreno delle indagini ad alto tasso tecnologico l’interprete si muove spesso con la sola bussola dei principi generali del diritto penale sostanziale e processuale e delle norme costituzionali a tutela delle libertà fondamentali.

La riflessione su questi temi sarà condotta con riferimento ad un ampio spettro di strumenti investigativi oggi utilizzabili nel campo della localizzazione e del controllo della mobilità delle persone, delle videoriprese, del controllo informatico, e si avvarrà dell’ausilio di tecnici in grado di rappresentarne con chiarezza le modalità di funzionamento e di impiego a fini investigativi e di formazione della prova.

La finalità del corso è in definitiva porre le basi di una discussione collettiva, da condurre con l’apertura necessaria quando si affrontano temi poco arati, animata dalla consapevolezza di due dati di fondo. Il primo è che tecnologie di captazione e tecniche di elusione dei controlli si sviluppano in parallelo: è quindi legittimo nutrire preoccupazione per le accresciute potenzialità scrutatrici ed acquisitive delle tecniche informatiche, suscettibili di ledere riservatezza, dignità e libertà delle persone, ma occorre anche ricordare che spesso solo i nuovi e più sofisticati strumenti sono in grado di penetrare canali “criminali” di comunicazione o di scambio di informazioni utilizzati per la commissione di gravi reati. Si tratta quindi di discutere e di delineare le soluzioni bilanciate imposte dalle Carte dei diritti, dai principi, dalla legge e dalle soluzioni interpretative affermatesi negli spazi aperti dall’evoluzione della tecnica, nella piena consapevolezza del ruolo del diritto e dei suoi interpreti quando, con lo sviluppo delle tecnologie e delle loro potenzialità invasive, occorre appunto fissare regole che siano compatibili con la salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone.


Caratteristiche del corso:

Area: penale
 

 

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro, eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settantacinque magistrati ordinari e dieci magistrati onorari con funzioni penali, oltre a cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: saranno postergati rispetto ad ogni altro richiedente coloro che risultino essere stati ammessi ai corsi P18020 e P18046.

Sede e data del corso:Scandicci, Villa di Castel Pulci, 6 novembre 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 8 novembre 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


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