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P19087 - I reati politici ed i reati di terrorismo od eversione

Nel corso del 2017 si sono registrate importanti novità nel quadro delle disposizioni per il contrasto al terrorismo, complicando uno strumentario che il legislatore italiano aveva già fortemente incrementato negli anni immediatamente precedenti.

Si allude naturalmente, e soprattutto, alla Direttiva 2017/541/UE sulla lotta contro il terrorismo, che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio. Com’è noto la Direttiva si basa sull’art. 83 del TFUE, che consente al Parlamento europeo e al Consiglio di stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni per fenomeni particolarmente gravi di criminalità, tra i quali è positivamente menzionato il terrorismo. Rileva inoltre l’art. 82, par. 2, lett. c) dello stesso Trattato, che consente di imporre norme minime sui diritti delle vittime della criminalità.

In effetti, una delle direttrici percorse dal Legislatore europeo attiene a misure specifiche di protezione e sostegno per le vittime del terrorismo. Il provvedimento ha inoltre introdotto obblighi specifici di incriminazione (in materia di addestramento, di finanziamento, di viaggi a fini di terrorismo e di organizzazione dei viaggi medesimi). Di rilievo infine le disposizioni mirate ad armonizzare le disposizioni procedurali, oltre che sostanziali (cominciando, per queste ultime, da una nozione comune di reato terroristico), al fine soprattutto di favorire la cooperazione giudiziaria.

Per la verità il Legislatore italiano aveva anticipato una parte rilevante delle disposizioni contenute nella Direttiva, dando seguito a precedenti normative di carattere sovranazionale, soprattutto con la decretazione d’urgenza del 2005 (d.l. n. 144, come conv. dalla l.n. 155) e del 2015 (d.l. n. 7, conv. dalla l.n. 43), poi con la legge n. 153 del 2016 e con altri provvedimenti nella stessa materia (da ultimo, il d.lgs. 90 del 2017, sul contrasto al finanziamento delle attività terroristiche). Residuano comunque margini per ulteriori interventi di attuazione della Direttiva, la quale nel contempo rappresenta, se non il veicolo di norme di diretta applicazione, un rilevante strumento per l’interpretazione, la ricostruzione e l’applicazione di uno strumentario ormai davvero complesso.

Lo scopo del corso sarà dunque, ed anzitutto, una verifica sullo stato attuale della legislazione in materia di terrorismo, che per alcune fattispecie potrà e dovrà arricchirsi del riferimento a casi concreti, come trattati dalla giurisprudenza di merito e di legittimità: il trascorrere degli anni e lo sviluppo dell’azione di contrasto hanno prodotto un embrione almeno di diritto vivente, sul quale è opportuna una riflessione dei magistrati interessati al tema. La natura eminentemente operativa dell’obiettivo di formazione implicherà che una giusta attenzione sia riservata anche alle prassi ed alle norme in materia di investigazione e prova, con specifico riguardo ai reati di terrorismo.

Ma il corso avrà anche un obiettivo concorrente, dai riflessi altrettanto rilevanti sul piano pratico, oltre che teorico. È infatti chiaro, anche alla luce di concrete vicende giudiziarie degli ultimi anni, che vi sono interferenze concettuali, gravide di conseguenze pratiche (a cominciare dal piano della qualificazione giuridica), tra la nozione di reato terroristico, quella di reato finalizzato all’eversione (per più versi parificata alla prima) e quella di reato politico, secondo la definizione generale del terzo comma dell’art. 8 c.p. Si tratta allora, anche per l’operatore della giurisdizione, di studiare nell’attualità i rapporti tra le diverse aree di devianza. È evidente, in particolare, la necessità di delineare una linea di demarcazione sufficientemente precisa e prevedibile tra fenomeni di espressione del dissenso politico (sia pure fenomeni criminali) e fenomeni propriamente riferibili alle nozioni di terrorismo e di eversione, ed al relativo arsenale sanzionatorio. Parte del corso sarà dunque dedicata alla definizione dei concetti in gioco ed alla loro manifestazione nella giurisprudenza degli ultimi anni.


Caratteristiche del corso:

 

Area: penale
 

 

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: ottantacinque magistrati ordinari con funzioni penali e cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: saranno postergati rispetto ad ogni altro richiedente coloro che risultino essere stati ammessi al corso T18025.

Sede e data del corso: Roma, Sede della Corte Suprema di cassazione, 23 ottobre 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 25 ottobre 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


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