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P19066 - Genitore sociale e genitore intenzionale

Le nuove aggregazioni familiari, in parte disciplinate dalla legge n. 76 del 2016 (sulle unioni civili e le convivenze di fatto) e in parte ancora sprovviste di qualunque parametro normativo di riferimento, per lo più sono affidate all’opera creatrice della giurisprudenza, che adegua l’ordinamento alle nuove istanze di giustizia.

Si tratta di posizioni soggettive che si riscontrano nel panorama sociale e che aspirano a diventare diritti: il diritto del padre o della madre “sociale” a mantenere una relazione significativa con il figlio “sociale”, il diritto di questo alla continuità affettiva, che vada oltre la rottura della relazione di coppia.

Invero, pur non negandosi che, in seno ad una convivenza di fatto, possano crearsi relazioni significative tra i figli minori ed il compagno del genitore, si afferma autorevolmente che la tutela di tali relazioni – nei casi di cessazione della convivenza – non potrebbe essere perseguita mediante l'applicazione di una norma relativa alle modalità di esercizio della genitorialità sui figli comuni.

A tal riguardo, infatti, l'ordinamento appronta altri strumenti, anche nell'interesse del minore: tra questi, si pensi al rimedio – di derivazione giurisprudenziale – dell'adozione del minore "nel caso particolare" previsto dall'art. 44, lettera d), della legge 4 maggio 1983, n. 184 e all'intervento del giudice, ex art. 333 del codice civile – a fronte di condotta del genitore pregiudizievole ai figli – attivabile, in questo caso, su ricorso del pubblico ministero a fronte di una segnalazione dell'ex partner del genitore biologico.

Neppure si può negare che, sia a livello interno che nel panorama europeo, risulti progressivamente superata la tendenziale unicità del parametro biologico nell'attribuzione della genitorialità, anche in ragione del ricorso a metodiche procreative "artificiali" che presumono l’assunzione volontaria e consapevole della responsabilità genitoriale.

Queste moderne relazioni ricevono anche copertura costituzionale attraverso l’art.2 Cost. che garantisce le «formazioni sociali».

Ancora, vanno menzionati tutta una serie di interventi normativi e convenzioni internazionali che tutelano il preminente interesse del minore a mantenere relazioni stabili con l’intero nucleo familiare, pur nella insorgenza della crisi di coppia, e persino l’interesse a mantenere rapporti con adulti “significativi” che non siano suoi parenti e tale da estendersi anche ai fratelli e alle sorelle “sociali” (ad es. art. 117, primo comma, Cost.; art. 8 della Convenzione edu; Convenzione sui diritti del fanciullo adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 20 novembre 1989, ratificata in Italia con legge n. 176 del 1991; Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei fanciulli, adottata dal Consiglio d'Europa il 25 gennaio 1996, in Italia ratificata con la legge 20 marzo 2003, n. 77, in vigore dal 1° novembre 2003; Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, adottata il 12 dicembre 2007, detta anche Carta di Nizza).

Tali interessi al mantenimento delle relazioni affettive si pongono anche al centro della genitorialità “intenzionale”, ovvero di chi è biologicamente impossibilitato ad una discendenza genetica e comunque desidera realizzare il progetto genitoriale; genitorialità “intenzionale” che implica, per le coppie omossessuali di genere maschile, il necessario ricorso alla pratica della “gestazione per altri” con la conseguente necessità di risolvere le questioni cruciali di rilievo metagiuridico, che, in questo ultimo periodo e in numerose occasioni, sono state affrontate dal dibattito emerso nella società e nella giurisprudenza.

In conclusione, il corso intende osservare l’emersione di “nuovi” diritti: il diritto alla genitorialità “intenzionale”, il diritto alla genitorialità “sociale”, il nuovo paradigma della “fratellanza”, altrimenti interpretandosi l’evoluzione sociale in chiave esclusivamente “adultocentrica”.

Grazie al contributo di esperti in “altri” saperi e con metodo euristico, l’occasione formativa mira anche a verificare, quanto queste situazioni di fatto stabili incidano sullo sviluppo psico-fisico-emotivo del minore, sulla sua personalità e contribuiscano alla costruzione della sua futura identità.


Caratteristiche del corso:

Area: civile
 

 

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: relazione introduttiva di ampio respiro e piccoli gruppi di lavoro, previa interlocuzione con i partecipanti (facoltativa) per raccogliere casi concreti e questioni connesse. numero dei partecipanti: novanta; composizione della platea: ottanta magistrati ordinari con funzioni civili e dieci avvocati.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castel Pulci, 9 settembre 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 11 settembre 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


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