biancaContattiMappa del sitoEntrabianca

P19065 - Il concorso di reati

Il concorso di reati è un tema classico del diritto penale, tracciato da infiniti contributi della dottrina e, nondimeno, da una casistica giurisprudenziale tanto abbondante quanto, almeno per certi versi, ancora segnata da incertezze e contrasti. Dunque v’è un sicuro interesse alla trattazione diretta ed organica dell’argomento, che ne riprenda (aggiornandole) le basi normative e quelle teoriche, per poi approdare all’esame dei principali problemi posti dalla pratica.

Il primo terreno d’esame, quello concettualmente più aspro, è costituito dai parametri utili a distinguere tra unità e pluralità dei reati di fronte a fattispecie concrete con elementi di complessità. L’esigenza è avvertita in un numero crescente di casi, data la proliferazione delle figure criminose, la fissazione in norme diverse di condotte lesive per beni assimilabili, con una propensione verso soglie di tutela anticipate con livelli di pena elevati, che generano dubbi sulla rilevanza del post fatto. L’apparente monolitismo raggiunto dalle Sezioni unite sul tema, con l’attribuzione d’un ruolo dirimente – al fine di identificare il mero concorso tra nome – alla sola specialità (da ultimo, sentenza n. 20664 del 2017), non evita che, continuamente, si constati il ricorso a criteri diversi e non sempre stringenti, come quelli della sussidiarietà per implicito, dell’assorbimento o della consunzione. In effetti, la specialità per comparazione strutturale non spiega tutti i casi nei quali è indiscussa la mera apparenza del concorso. Va poi considerata la crescente sensibilità dell’ordinamento, sul piano nazionale e su quello sovranazionale, verso il principio del ne bis in idem sostanziale. Principio quest’ultimo che concettualmente attiene al caso della doppia applicazione di pena per l’idem factum, ma sta esercitando una spinta evidente verso soluzioni radicali che, ove possibile, risolvano il problema negando in radice la pluralità dei reati.

È inevitabile, allo stesso modo, che gli arresti della giurisprudenza nazionale e sovranazionale sul concetto di stesso fatto, in chiave processuale, esercitino un influsso generale sul tema (si pensi in particolare alla sentenza della Consulta n. 200 del 2016).

Il complesso intreccio di temi, qui appena delineato, sarà oggetto della prima parte del corso, che proseguirà poi articolandosi su due versanti essenziali. Per un verso sarà studiata la disciplina del cumulo materiale e del cumulo giuridico delle pene applicabili nel caso di effettivo concorso tra reati, anch’essa risalente eppure anch’essa segnata da recenti arresti della giurisprudenza costituzionale e di quella ordinaria (limiti della sommatoria aritmetica, concorso tra pene eterogenee, modalità di computo delle pene pecuniarie in aumento, ecc.). Per altro verso, saranno affrontati e discussi i casi più frequenti e problematici di concorso tra reati o tra norme (si pensi solo al recente revirement in materia di armi clandestine, od ai rapporti fra truffa e malversazione, o alla violazione degli obblighi di assistenza nei confronti di figli minori, ecc.).

Non mancheranno continui riferimenti alla dimensione processuale del problema, specie per quanto attiene al riconoscimento della continuazione fra reati giudicati con riti diversi od in fase esecutiva.


Caratteristiche del corso:

Area: penale
 

 

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali con dibattito, gruppi di lavoro); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settantacinque magistrati ordinari e dieci magistrati onorari con funzioni penali, oltre a cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castel Pulci, 10 luglio 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 12 luglio 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


Go to top