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P19061 - Il diritto ed il processo dell’immigrazione

Il diritto degli stranieri è soggetto a cambiamenti frequenti e talvolta repentini, derivanti dall’evoluzione del fenomeno migratorio e delle sue cause e da nuovi indirizzi politici.

Si tratta di un diritto speciale che il legislatore del 1998 ha cercato di sistematizzare nel testo unico sull’immigrazione, più volte modificato da interventi successivi.

Il decreto Minniti-Orlando (d.l. 17 febbraio 2017, n. 13, poi convertito con modifiche dalla legge 13 aprile 2017, n. 46) ha esteso i caratteri di specialità anche al processo, in particolare a quello per il riconoscimento della protezione internazionale, che ne risulta profondamente modificato. Si tratta di un processo – il cui esito è determinato dalle dichiarazioni del “richiedente” ed è caratterizzato dal dovere di cooperazione del giudice – rispetto al quale il decreto Minniti-Orlando ha soppresso il secondo grado di giudizio, reso eventuale l’audizione del ricorrente ed attribuito rilievo alla prova documentale della videoregistrazione.

Al contempo, il citato decreto legge ha concentrato la materia dell’immigrazione nelle nuove sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea, senza però accompagnare la riforma con un complessivo riordino delle competenze giurisdizionali relative al diritto degli stranieri e senza un riordino dei “riti” applicabili ai diversi processi.

Si tratta di procedimenti che sovente attingono diritti fondamentali che, per definizione, sono applicabili a chiunque senza discriminazioni e che chiamano in causa la Costituzione e le Carte europee sui diritti umani.

Il corso intende fare il punto della situazione sul diritto e sul processo degli stranieri, affrontando alcune tra le questioni più frequenti e controverse della pratica giudiziaria, sia di natura sostanziale che processuale.

Mentre la materia dell’asilo e della protezione internazionale sarà affrontata in un corso dedicato, questo corso si occuperà tra l’altro, sul versante sostanziale, di cittadinanza, di ricongiungimenti familiari ed in particolare di bilanciamento tra diritto all’unità familiare e esigenze di ordine e sicurezza pubblica, di allontanamento del cittadino comunitario per cessazione delle condizioni di permanenza nonché di detenzione amministrativa, considerata sotto la lente dell’art. 13, primo comma, della Costituzione.

Sotto il profilo processuale, il corso analizzerà competenze (ad es. la competenza del giudice di pace a convalidare i trattenimenti e i provvedimenti di accompagnamento coattivo alla frontiera) e riti, ivi compreso il rito per la concessione della protezione internazionale, anche alla luce del principio fondamentale del diritto ad una tutela giudiziaria effettiva.

Il corso è concepito per i giudici dell’immigrazione; tuttavia una quota di quindici posti è destinata a magistrati che siano interessati alla materia, perché le circolari del Consiglio superiore della magistratura considerano la frequenza dei corsi presso la Scuola superiore della magistratura un titolo (non condizionante) per l’accesso alle funzioni di giudice della protezione internazionale.


Caratteristiche del corso:

Area: civile
 

 

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura in collaborazione con il Ministero dell’Interno; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (introduzione frontale di temi ed argomenti seguita da dibattito, gruppi di lavoro e laboratorio); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: trenta magistrati ordinari e venti magistrati onorari addetti alle sezioni specializzate per l’immigrazione, venti giudici di pace, quindici giudici ordinari con funzioni civili e cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità:nessuna.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castel Pulci, 1 luglio 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 3 luglio 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


 

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