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P19052 - Gestione della crisi d’impresa e responsabilità penali

Il diritto penale dell’economia costituisce senz’altro snodo di straordinaria importanza nel contesto del sistema delle tutele penali: comportamenti devianti in questo particolare settore importano − come tratto comune − lesioni a beni giuridici di prominente valore, a principiare dalla concorrenza (funzionale al sistema economico tipico della società capitalista di mercato) per giungere a quelli della corretta allocazione delle risorse e della distribuzione della ricchezza prodotta (che costituisce uno dei massimi problemi del sistema economico-politico, ormai pressoché universalmente diffuso). Su questo sfondo, e nel contesto della ‘vita’ dell’impresa (il principale dei fattori operanti), v’è una fase (identificata genericamente come quella della “crisi”) che tradizionalmente ha visto l’ordinamento intervenire con un presidio penale severo e penetrante, in assonanza del resto con le scelte che − pur nelle diversità proprie di ciascun sistema – caratterizzano quasi ogni ordinamento.

Se la tutela dei creditori (intesi non nella loro singolarità, ma come ceto) e, per certi aspetti, anche di tutti coloro che entrano in rapporto con l’impresa, costituisce il primo e fondamentale oggetto di tutela, esigenze ulteriori hanno interpellato il legislatore. Si è affermata, in particolare, l’ambizione a preservare − ove possibile − il nucleo positivo dell’impresa come fattore produttivo, quand’anche la stessa si trovi in condizioni di crisi economico-finanziaria gravi, e tuttavia suscettibili di superamento.

Di qui la scaturigine degli interventi normativi che, iniziati all’alba del terzo millennio, hanno introdotto nell’ordinamento procedure alternative a quelle concorsuali classiche (che comportano invece la fine dell’impresa intesa come fattore economico di produzione o scambio). Per altro, rispetto alla disciplina penale originaria − rimasta sostanzialmente immutata, sebbene modellata su uno scenario risalente e affatto diverso − il legislatore si è limitato a pochi interventi, non particolarmente perspicui, anche in considerazione della marcata connotazione privatistica delle nuove procedure di soluzione della crisi, che avrebbe richiesto una più attenta valutazione dei riflessi nell’ambito − squisitamente pubblicistico − presidiato dal diritto penale. In tale contesto, la giurisprudenza sarà chiamata ad affrontare problemi non lievi in tutti i casi nei quali l’esito delle procedure alternative di nuovo conio dovesse risolversi in un’insolvenza giudizialmente accertata, con conseguente applicabilità del tradizionale compendio di incriminazioni.

Il corso muoverà proprio dall’esame delle “classiche” fattispecie astratte in materia, per misurarne i profili critici allorquando sono chiamate a regolare casi di esito infausto delle ricordate procedure alternative, necessariamente combinando tale analisi con la previsione dell’art. 217-bis della legge fallimentare (in sostanza l’unica norma introdotta ad hoc dal legislatore), che contempla una singolare ipotesi di «non applicabilità» di (alcune) disposizioni incriminatrici. Il contesto esige un approccio multidisciplinare, posto che alcuni degli snodi essenziali (in primis: la valutazione prognostica della “fattibilità” dei piani per la soluzione della crisi) richiedono competenze e conoscenze esterne a quelle del penalista (e, più in generale, del giurista), necessarie per l’apprezzamento di elementi aziendalistici e di fattori economici.

Sarà appunto offerto, in questo quadro, un approfondimento della portata effettiva della citata previsione dell’art. 217-bis. Non mancherà poi l’esame del successivo art. 236-bis, non solo come fattispecie punitiva della cd. falsa attestazione del professionista in ordine alla fattibilità del piano, ma anche come norma che dovrebbe − pur indirettamente − assicurare l’accesso alle procedure delle sole imprese ‘meritevoli’, in quanto giudicate prospetticamente capaci di riprendere la loro funzione produttiva.

Com’è ovvio, un costante riferimento all’esperienza giurisprudenziale (non soltanto nel settore penale) è destinato ad accompagnare l’esame dei vari profili problematici sin qui indicati.


Area: penale
 

 

Organizzazione:Scuola superiore della magistratura, in collaborazione con l’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: ottantacinque magistrati ordinari con funzioni penali, oltre a cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Milano, Sede della Università commerciale Luigi Bocconi, 12 giugno 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 14 giugno 2019 (chiusura lavori ore 13.00).

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