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T19012 - Attività sportive e diritto

La crescente importanza, nazionale e persino mondiale, e gli interessi sociali, politici ed economici che ne sono a fondamento, hanno reso lo sport uno degli strumenti più forti e altamente strategici per la cooperazione tra gli Stati, oltre che uno dei più grandi fenomeni di massa della realtà contemporanea. Inoltre, la crescita del fenomeno sportivo, costante dal secondo dopoguerra ad oggi, ha attirato l’attenzione sulle sue nuove potenzialità, sul contribuito che può dare al cambiamento sociale, convogliando anche il ruolo delle organizzazioni non governative e di altre organizzazioni della società civile nella promozione e realizzazione di importanti progressi, svolgendo compiti di rafforzamento e integrazione in situazioni conflittuali e problematiche. Anche per queste ragioni lo sport è divenuto l’oggetto di una specifica attenzione normativa.

Nella Costituzione lo sport è menzionato all’art. 117, comma 3, riguardante la potestà legislativa concorrente di Stato e Regioni. Tuttavia dal tessuto costituzionale, e più in particolare dall’articolo 2, si ricava il principio della libertà dell’attività sportiva, intesa sia come attività inerente la sfera personale dell'individuo, sia come attività organizzata. Con la riforma del Titolo V, Parte Seconda, della Costituzione, operata con legge cost. 18 ottobre 2001 n. 3, anche l’ordinamento sportivo, già presente nella legislazione ordinaria, è entrato a far parte del nostro sistema costituzionale.

Il diritto dello sport è oggi “una multiforme materia giuridica” che si compone di regole e consuetudini di natura privatistica, di regole dettate da istituzioni sportive internazionali e nazionali, di norme statali che disciplinano vari aspetti e ricadute dell’attività sportiva in un territorio e, infine, di norme sovrastatali che riguardano la dimensione internazionale dello sport. Lo sport, allargando i propri confini e il suo impatto nella vita sociale, ha, infatti, impegnato trasversalmente molti settori (dal lavoro, all’economia, alla salute), ciascuno dei quali si è dotato, nel tempo, di norme sempre più specifiche.

La caratterizzazione in termini economici dell’attività sportiva, unita ad un eccessivo livello di agonismo, ha indotto alcuni atleti all’assunzione di farmaci o alla sottoposizione ad altre pratiche illecite che snaturano la prestazione sportiva. Una regolamentazione severa del doping si è compiuta in Italia con la legge n. 376 del 2000, che ha colmato un vuoto di tutela normativa introducendo precise fattispecie penali. Va poi ricordata la responsabilità disciplinare sportiva che comporta, a seconda dei Regolamenti adottati dalle singole Federazioni, sanzioni personali anche molto pesanti. Non vanno infine trascurate le possibili implicazioni del d.lgs. n. 231 del 2001 sulle società di calcio professionistiche, le quali stanno progressivamente adottando modelli di organizzazione, gestione e controllo, integrando la dimensione sportiva con quella manageriale.

Il corso si propone allora di esaminare – con il contributo di esperti di diverse professionalità oltre che di giuristi – i diversi piani di tutela giuridica (civile e penale) del fenomeno sportivo e l’interazione con altri diritti e libertà come il diritto alla salute, la liberà d’impresa ed il diritto al lavoro.


Caratteristiche del corso:

Area: comune
 

 

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura - Struttura decentrata della Corte d’appello di Bari; durata: tre sessioni (un giorno e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro); numero dei partecipanti e composizione della platea: cinquanta magistrati ordinari in servizio presso distretti diversi da quello di Bari, oltre a magistrati ordinari ed onorari di quel distretto entro il numero e secondo i criteri di ammissione stabiliti con la Struttura organizzatrice.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Bari, Sede da definire, 6 giugno 2019 (apertura lavori ore 9.00) – 7 giugno 2018 (chiusura lavori ore 13.00).


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