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T19010 - Inadempimento, illecito e risarcimento del danno nel rapporto di lavoro

Il corso intende trattare ed approfondire le principali problematiche in punto di indennizzo e risarcimento del danno nell’ambito del rapporto di lavoro di natura subordinata: questioni che, pur essendo ricorrenti nella quotidianità del contenzioso in materia giuslavoristica, continuano a presentare non poche criticità.

Da un lato, si tratta di una materia fondata su istituti affini, ma differenti, che di frequente vengono erroneamente sovrapposti ove invocati a fondamento di azioni risarcitorie; dall’altro, le controversie involgono spesso la posizione dell’Ente assicurativo, con conseguente complicazione nell’accertamento del riparto di competenze e responsabilità.

I temi dell’infortunio e della malattia professionale mantengono piena attualità a fronte della perdurante difficoltà di tracciarne le linee distintive, individuare presupposti e limiti della responsabilità datoriale, definire il riparto di competenze tra INAIL e datore di lavoro, circoscrivere lo spazio del risarcimento da quest’ultimo dovuto.

Si tratta, peraltro, di una materia destinata a presentare ulteriori problemi specifici a seguito dell’introduzione del cosiddetto “lavoro agile” (legge n. 81 del 2017), che consente l’ordinaria delocalizzazione della prestazione lavorativa tipicamente stanziale ed espressamente regola le questioni inerenti alla sicurezza sul lavoro, malattie e infortuni, con una disciplina specifica per l’infortunio in itinere.

A seguito della riforma di cui al cd. Jobs Act e della riscrittura dell’art. 2103 c.c., oltremodo complesso risulta l’inquadramento sostanziale della materia dello jus variandi e dei presupposti per la definizione dell’eventuale inadempimento datoriale. La nuova norma sembrerebbe aver l’effetto di ampliare l’ambito delle mansioni contrattualmente esigibili; parrebbe, inoltre, legittimare l’assegnazione a mansioni inferiori a fronte del ricorrere di determinate condizioni oggettive: in questo contesto, comprendere quali forme possa assumere l’inadempimento datoriale, e su quali diritti del prestatore possa negativamente riverberarsi, costituisce il presupposto logico-giuridico di qualsiasi indagine in ordine alle possibili forme di ristoro.

Il capitolo della discriminazione sta assumendo sempre più un ruolo centrale nel complesso universo del contenzioso del diritto del lavoro. Sotto il profilo prettamente giuridico, si tratta di una delle materie che presentano le maggiori connessioni dirette con l’ordinamento dell’Unione Europea e con le tutele costituzionalmente garantite al prestatore. Sotto il profilo propriamente lavoristico, la discriminazione ha l’attitudine a influire sull’accesso al lavoro, sullo svolgimento della relazione lavorativa, sull’esito stesso del rapporto: a ciascuno di questi fenomeni si correlano differenti possibili modalità di rimozione della condotta vietata e di risarcimento del danno, per quanto l’accertamento del fatto costitutivo del diritto si caratterizzi per le medesime difficoltà probatorie e per comuni – e parzialmente derogatorie – regole processuali.

I sistematici e reiterati atteggiamenti ostili, che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, e da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, configurano la condotta di mobbing: comportamento senz’altro rilevante ai sensi dell’art. 2087 c.c., che è norma primaria costitutiva di obblighi, con una portata precettiva tale da ricomprendere qualsiasi atto comunque lesivo della persona del dipendente. Si tratta, tuttavia, per il lavoratore ricorrente, della materia che presenta le maggiori insidie e i più complessi oneri probatori, non soltanto avuto riguardo alla ricostruzione della vicenda lavorativa patologica, ma altresì in punto di nesso di causalità e danno.

Infortunio, malattia, demansionamento, discriminazione e mobbing sono, dunque, le direttrici lungo le quali si snoda questo incontro di studio, e che poggiano sul piano comune del complesso tema del risarcimento del danno.

La prospettiva di studio suggerita è quella di un percorso “accompagnato” lungo le tappe fondamentali del processo: la definizione del quadro sostanziale di riferimento, le peculiarità processuali – soprattutto – avuto specifico riguardo al tema dell’onere della prova, la definizione delle possibili forme di ristoro, sino ai criteri di quantificazione del risarcimento economico.


Caratteristiche del corso:

Area: civile
 

 

Organizzazione:Scuola superiore della magistratura – Struttura territoriale della Corte d’appello di Milano; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: al fianco di relazioni frontali, concepite in termini di presentazione dialogica dei temi e seguite da dibattito, saranno previsti lavori tra gruppi ristretti di partecipanti con esame di casistica; numero complessivo dei partecipanti e composizione della platea: cinquanta magistrati ordinari con funzioni civili e del lavoro provenienti da distretti diversi da quello di Milano e cinque funzionari del Ministero della giustizia, oltre magistrati del distretto milanese con funzioni analoghe e ad avvocati, entro il numero e secondo i criteri di ammissione stabiliti con la Struttura organizzatrice.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Milano, Palazzo di giustizia, 22 maggio 2019 (inizio lavori ore 14,30) – 24 maggio 2019 (fine lavori ore 13.00).


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