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P19044 - Il controllo sulle scelte del pubblico ministero in merito all’esercizio dell’azione penale: iscrizione, archiviazione, udienza preliminare …

La regola costituzionale di obbligatorietà dell’azione penale, com’è noto, non vale ad imporre un processo per ogni segnalazione o rilevazione di reati, e serve piuttosto ad escludere che la rinuncia all’esercizio dell’azione possa connettersi a valutazioni di opportunità, oppure a carenze nella conduzione delle indagini o nella qualificazione giuridica dei fatti. L’aumentato protagonismo del pubblico ministero nella gestione delle notitiae criminis e nella stessa strategia di esercizio dell’azione ha posto complessi problemi di controllo giudiziale, il quale non può assumere carattere sostitutivo, ma neppure risolversi in una vuota verifica di tempi e forme.

Il legislatore del 1988, e poi quello successivamente intervenuto in modo sporadico e disorganico su alcuni profili della materia, hanno dato soluzioni variabili, non tutte efficienti, spesso bisognose di una integrazione giurisprudenziale che, per sua stessa natura, evolve nel tempo e può generare contrasti ed incertezze.

Anzitutto si è posta la questione dei limiti del sindacato giudiziale sulle scelte di iscrizione delle notizie di reato (sui tempi, sulle omissioni, sulle qualificazioni, ecc.) e sulle relative conseguenze processuali. Molti dei relativi aspetti hanno richiesto complessi interventi delle Sezioni unite, ed alcuni tra essi non hanno trovato soluzioni condivise: uno per tutti, la questione dei tempi dell’iscrizione, e dei tempi di definizione del procedimento di indagine preliminare, che solo in tempi recenti il legislatore ha inteso parzialmente affrontare (l.n. 103 del 2017), privilegiando un complesso e discusso criterio di controllo “interno” fondato sull’istituto dell’avocazione (nuovo art. 412 c.p.p.). Ancora, se la regola fondante per il ricorso all’archiviazione è ormai consolidata da decenni di elaborazione giurisprudenziale e dottrinale, resta complesso il sistema degli interventi giudiziali di sindacato, che palesa (nella disciplina positiva come nell’interpretazione della giurisprudenza) la tensione tra prerogative del pubblico ministero e necessaria effettività del controllo (limiti dell’integrazione istruttoria coatta, limiti della imputazione coatta, ordine di iscrizione di nuove notizie di reato, ecc.). Tra l’altro, i recenti interventi di riforma sulla procedura ex art. 409 c.p.p. pongono inedite questioni procedurali, pure attinenti al terreno dell’effettività, ad esempio in rapporto alla previsione di termini per l’attività giudiziale. E vanno naturalmente studiate le prime applicazioni delle nuove regole stabilite per il sindacato dei provvedimenti in materia di archiviazione (art. 410-bis c.p.p.), o riguardo all’archiviazione per la speciale tenuità del fatto (nuovo comma 1-bis dell’art. 411 c.p.p.). Questioni analoghe – in tema di sindacato sulla imputazione e sulla completezza della indagine - si pongono nel corso dell’udienza preliminare. Se poi da tempo il pubblico ministero ha perso il controllo sull’innesco del rito abbreviato, resta rimessa alle sue determinazioni, ma sempre legittimata dalla ricorrenza di specifiche condizioni, l’opzione per altri riti speciali (decreto penale, giudizio direttissimo, rito immediato nelle diverse forme). Le forme ed i limiti del controllo giudiziale sui presupposti per l’accesso al rito evidenziano come il problema del sindacato sulle scelte del pubblico ministero investa appieno anche i giudici dibattimentali, ai quali del resto possono essere posti altri problemi connessi all’avvio ed alla conduzione delle indagini, soprattutto discutendo di utilizzabilità della prova (tempestività delle investigazioni, correttezza delle qualificazioni giuridiche, ecc.).

Il corso dunque si propone di offrire un quadro aggiornato e sistematico dei rapporti tra pubblico ministero e giudice nel sistema di presidio del principio di obbligatorietà, in guisa da tracciare linee generali che risultino utili, anche nello studio delle singole e concrete questioni problematiche, ad individuare le soluzioni interpretative e applicative più coerenti.


 Caratteristiche del corso:

Area: penale
 

 

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali con dibattito, gruppi di lavoro con metodo casistico); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settantadue magistrati ordinari e dodici magistrati onorari con funzioni penali, in pari numero selezionati tra requirenti e giudicanti per entrambe le categorie, nonché sei avvocati.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castel Pulci, 22 maggio 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 24 maggio 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


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