biancaContattiMappa del sitoEntrabianca

P19041 - L’esecuzione penale

La disciplina processuale della fase esecutiva si è da sempre segnalata per la struttura essenziale e scarna delle singole disposizioni, più dirette a statuire gli ambiti di intervento degli organi dell’esecuzione che ad indicare, nel dettaglio, le modalità d’intervento nelle plurime evenienze che si creano dopo il passaggio in giudicato della sentenza penale.

Com’è noto, la fase dell’esecuzione si caratterizza per il ruolo del giudice nei seguenti casi: a) questioni sul titolo esecutivo; b) applicazione della disciplina del concorso formale e del reato continuato; c) revoca della sentenza a seguito dell’abolitio criminis; d) applicazione dell’amnistia e dell’indulto; e) controlli sui profili soggettivi del titolo esecutivo; f) altre competenze disciplinate dagli artt. 675 e 676 c.p.p. Sempre al giudice dell’esecuzione, poi, compete pronunciarsi sulla richiesta di restituzione nel termine per l’impugnazione, ove il vizio dedotto attenga alla corretta formazione del titolo esecutivo.

Tutti questi ambiti di azione, resi ancor più complessi dall’attribuzione al giudice dell’esecuzione – sulle spinte della Corte edu e della giurisprudenza costituzionale – d’un compito sempre più ampio di “riesame” del giudicato, conseguente all’esigenza di rideterminazione della pena o ad altra causa che imponga di riconsiderare il titolo esecutivo, danno luogo a quei procedimenti che, nel gergo degli operatori, sono noti come “incidenti di esecuzione”.

Non meno complesse, poi, sono le questioni che interrogano l’altro organo dell’esecuzione, il pubblico ministero, nella formazione (attraverso il provvedimento di cumulo, alla luce delle varie evenienze) del titolo finale di pena da porre in effettiva esecuzione.

Si tratta di una materia assai complessa, rispetto alla quale le prassi operative generano spesso disorientamenti e soluzioni difformi, pur nella similarità delle regiudicande. Il corso intende, quindi, fare il punto sulle varie problematiche enunciate, attraverso un confronto che, partendo da un corretto inquadramento degli istituti coinvolti, arrivi a consentire l’individuazione delle soluzioni applicative ed ermeneutiche più congruenti.


 Caratteristiche del corso:

Area: penale
 

 

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, tavoli di lavoro a percorso predeterminato, dibattito ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settantotto magistrati ordinari e sei magistrati onorari con funzioni penali, oltre a sei avvocati.

Eventuali incompatibilità: saranno postergati rispetto ad ogni altro richiedente coloro che risultino essere stati ammessi al corso P18017.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castel Pulci, 15 maggio 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 17 maggio 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


Go to top