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P19038 - Devianza giovanile: prevenzione, repressione, rieducazione

La devianza giovanile è un fenomeno che non può ritenersi circoscritto alla materia minorile. È un dato accertato che fenomeni quali terrorismo, criminalità e tossicodipendenza si manifestano con particolare intensità in corrispondenza della fascia di età riferibile ai giovani adulti, considerati come i soggetti più critici e pericolosi in chiave di controllo sociale. D’altra parte nuove categorie di reati scaturiscono dal malessere maturato in ambiti di interazione tra adulti e minori (maltrattamenti, cyberbullismo, sexting).

Spesso le attività di indagine e di accertamento di reati vedono protagonisti sia soggetti minorenni sia soggetti maggiorenni, parimenti coinvolti nei circuiti della criminalità (anche organizzata) con ricadute sulle competenze e sulle attività di diversi Uffici giudiziari, che tra loro devono coordinarsi perseguendo le finalità tipiche e non sempre sovrapponibili dei settori di appartenenza. Altre volte, tale coordinamento è imposto dalla natura stessa di particolari delitti, come quelli di sangue che recentemente sono aumentati in ambito familiare.

Del resto lo stesso concetto di devianza, in rapporto agli strumenti di prevenzione e controllo sociale, è oggi argomento di dibattito sia in ambito minorile sia in quello ordinario. È opinione comune che la concezione della pena nella sola chiave della retribuzione (ed in quella connessa della deterrenza) non valga a fronteggiare il fenomeno, e che occorra individuare altri tipi di risposta alle devianza dei giovani, orientati sul piano della giustizia riparativa od alternativa, nella quale fare confluire ed armonizzare una serie di istituti introdotti in tempi e con prospettive differenti, ma utili nel complesso ad assicurare un’importante dotazione strumentale per il conseguimento di obiettivi di risanamento sociale.

Il corso propone un confronto tra le diverse esperienze giudiziarie, minorile ed ordinaria, su questi temi, con particolare attenzione agli aspetti di interattività tra gli uffici coinvolti, a livello inquirente e giudicante, ed anche con riguardo alla funzione di sorveglianza. Specifica attenzione sarà riservata ad istituti quali la messa alla prova, il controverso strumento delle misure amministrative, il proscioglimento per particolare tenuità del fatto, l’adozione di pene alternative alla detenzione, l’affidamento in prova, cercando di cogliere analogie, diversità nonché possibili prassi di armonizzazione nei diversi settori di applicazione.


Caratteristiche del corso:

Area: penale


Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settanta magistrati minorili ed ordinari in pari numero, selezionati in quote uguali tra requirenti e giudicanti per entrambe le categorie, nonché quindici componenti privati dei Tribunali per i Minorenni o delle sezioni specializzate di corte d’appello, ed infine cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castel Pulci, 6 maggio 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 8 maggio 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


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