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P19036 - Il punto sulla responsabilità civile dei magistrati. Questioni aperte e casi controversi

Il tema della responsabilità civile corre lungo tutta la storia recente della magistratura, e torna prepotentemente alla ribalta nei momenti in cui divengono più difficili e tesi i rapporti tra giurisdizione, società civile e mondo politico.  

Sarà utile perciò ripercorrere – con spirito critico e con lo sguardo rivolto alle vicende del paese – le tappe istituzionali che hanno scandito il percorso di questo istituto: dal referendum abrogativo del 1987 alla legge 13 aprile 1988, n. 117, dall’esperienza applicativa di tale normativa sino alla decisione della Corte di giustizia della Unione Europea del 24 novembre 2011, nella causa Traghetti del Mediterraneo sulla responsabilità degli Stati dell’Unione, per giungere poi alla recente legge 27 febbraio 2015, n. 18, che ha introdotto rilevanti modifiche al regime di responsabilità civile dei singoli magistrati.    

L’attenzione sarà focalizzata sui punti cruciali della normativa, sui principali problemi interpretativi che pone, sulle esperienze applicative e sull’impatto che il concreto assetto della responsabilità civile esercita riguardo alla funzione interpretativa ed alle complessive attività del “giudiziario”. Nel ribadire il principio di responsabilità diretta dello Stato ed indiretta del singolo magistrato, il legislatore nazionale ha infatti rimodellato in più punti l’impianto della legge Vassalli del 1988. Da un lato, sul piano del diritto sostanziale, sono stati ridefiniti i confini della colpa grave, inserendo tra le figure colpose la «violazione manifesta della legge e del diritto dell’Unione Europea» ed il «travisamento del fatto e delle prove», e ridimensionando la cd. clausola di salvaguardia dell’attività interpretativa delle norme e della valutazione critica in ordine al fatto ed alle prove che lo rappresentano. Dall’altro lato, sul terreno processuale, è stato soppresso il “filtro” preliminare di ammissibilità nel giudizio per responsabilità civile dei magistrati – con effetti sulle dimensioni del contenzioso che richiedono verifiche puntuali ed aggiornate – ed hanno acquisito inedito rilievo i temi dell’intervento del magistrato nel giudizio risarcitorio e dell’azione di rivalsa dello Stato ai sensi dei novellati articoli 7 ed 8 della legge n. 117 del 1988.

Occorrerà dunque verificare, anche attraverso l’esame di singoli casi complessi o controversi, le prime letture date dalla giurisprudenza in merito alle innovazioni volute dal legislatore. Più in generale, il vigente regime di responsabilità civile verrà analizzato nel quadro del sistema complessivo di responsabilità che riguarda la professione del magistrato, attraverso l’esame dei profili di responsabilità contabile ed amministrativa.

L’approccio “plurale” al tema verrà completato con il coinvolgimento dell’Avvocatura dello Stato, portatrice di una ricca esperienza in materia e protagonista dei giudizi di responsabilità civile, e dell’Ispettorato del Ministero della Giustizia, che recherà l’esperienza delle procedure di accertamento di comportamenti illegittimi.

Spazio verrà infine riservato ai profili di diritto comparato, al fine di raccogliere le indicazioni normative e giurisprudenziali che sul tema provengono dai Paesi di civil law e di common law.


 Caratteristiche del corso:

Area: comune
 

 

Organizzazione:Scuola superiore della magistratura in collaborazione con il Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro, eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settantacinque magistrati ordinari (dei quali almeno cinquanta con funzioni giudicanti), dieci magistrati onorari, cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Roma, Sede da definire, 10 aprile 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 12 aprile 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


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