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P19035 - Le competenze dell’Unione in materia penale ed i loro riflessi per il giudice nazionale

Per quanto abbia seguito con un certo ritardo l’approccio alle questioni concernenti la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, è ormai certamente cresciuta, tra gli operatori della giurisdizione penale, anche la confidenza con il diritto dell’Unione europea. Si tratta tuttavia di un diritto complesso, diviso tra strumenti legislativi e giurisprudenza della Corte di Lussemburgo: un diritto in continua evoluzione, ed in tensione forse particolare con l’ordinamento italiano, specie per quanto attiene al concetto di legalità penale ed alle sue ricadute. Presenta dunque interesse, anche su di un piano schiettamente operativo, un’offerta di formazione che faccia il punto sulle competenze dell’Unione in materia penale e sui compiti (poteri-doveri) che ne derivano per il giudice nazionale.

Il Trattato di Lisbona, e gli artt. 82 e seguenti del Trattato sul Funzionamento dell’Unione, hanno fortemente dilatato le competenze in questione, dando origine ad una serie di strumenti normativi (Direttive e Regolamenti) che impongono obblighi stringenti per gli Stati membri, e non solo riguardo ai rispettivi organi di legislazione. Si pensi da ultimo alla Direttiva 2017/541 sulla lotta contro il terrorismo, e poi – per proseguire un elenco solo esemplificativo – ai provvedimenti in materia di protezione dei dati personali (il Regolamento 2016/679, e la Direttiva 2016/680, del Parlamento e del Consiglio, del 27 aprile 2016), o riguardo alla presunzione di innocenza ed al diritto di prendere parte al processo penale (Direttiva 2016/343, del Parlamento e del Consiglio, del 9 marzo 2016). Provvedimenti più risalenti hanno trovato attuazione in strumenti legislativi varati negli ultimi tempi (ed esempio, il d.lgs. 108 del 2017, relativamente alla Direttiva 2014/41, del Parlamento e del Consiglio, del 3 aprile 2014, sull’ordine europeo di indagine penale), e si moltiplicano, comunque, questioni applicative e interpretative riguardo a materie la cui regolazione è operata direttamente o indirettamente da strumenti normativi dell’Unione.

È poi appena il caso di ricordare che la cd. Carta di Nizza, la quale protegge i diritti fondamentali della persona anche nel contesto della giurisdizione penale, in un complesso rapporto con la Convenzione edu, è fonte primaria di diritto dell’Unione (art. 6 del Trattato UE).

Il corso dunque, dopo una sessione destinata a richiamare ed a rappresentare in termini aggiornati il sistema delle fonti dell’Unione, sarà destinato ad una analisi di dettaglio degli argomenti del diritto sostanziale e processuale già direttamente interessati dalla normativa sovranazionale, compresa quella che promana dalla giurisprudenza della Corte di giustizia per effetto della sua giurisdizione esclusiva sulla portata del diritto comunitario. Vi sarà quindi anche l’occasione per fare il punto, con chiarezza e concretezza, sulle grandi vicende che hanno diviso interpreti e giurisdizioni negli ultimi anni, a partire dalla questione Taricco (al momento “chiusa” dalla sentenza della Corte costituzionale n. 115 del 2018) per proseguire con le pronunce concernenti il ne bis in idem (sentenze della Grande Sezione della Corte di Giustizia UE in data 20 marzo 2018).

Le statuizioni delle giurisdizioni superiori, sui temi appena indicati e su altri, implicano per i giudici comuni gravi compiti di ricostruzione del sistema e di bilanciamento in concreto dei fattori rilevanti, che il corso mirerà a portare in evidenza ed a facilitare anche attraverso la discussione di casi concreti. Attenzione particolare, infatti, sarà riservata ai riflessi della produzione comunitaria sullo strumentario a disposizione del giudice penale, richiamando il tema classico dell’applicazione diretta del diritto dell’Unione e poi declinando punto per punto le opzioni alternative da assumere nei casi di confronto con un diritto interno mancante o configgente (a partire dal ricorso alla Consulta, la quale ha di recente ribadito la propria centralità riguardo al possibile contrasto tra diritto dell’Unione e principi fondamentali dell’ordinamento).


 Caratteristiche del corso:

Area: penale
 

 

Organizzazione:Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali con dibattito, gruppi di lavoro ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settantacinque magistrati ordinari e dieci magistrati onorari con funzioni penali, nonché cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castel Pulci, 10 aprile 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 12 aprile 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


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