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P19023 - Parti svantaggiate e poteri ufficiosi

La prova, da sempre, costituisce una delle tematiche di maggiore interesse dell’intero processo civile: è terreno di confronto tra le parti in un rapporto solo astrattamente paritetico.

Tale confronto, spesso, risulta connotato da condizioni non paritarie tra i litiganti. Da qui il delicato ruolo del giudice, stretto tra il dovere di terzietà e la funzione di garantire l’attuazione del principio di uguaglianza sostanziale; tale principio è sovraordinato rispetto alle regole processuali ordinarie e talvolta impone al giudice il dovere di fare uso dei poteri officiosi, con l’intento di riequilibrare la disparità del rapporto.

Il corso intende riflettere sui poteri officiosi del giudice nella dialettica tra le parti, governata dal rigore dei principi della domanda, dispositivo, di allegazione, dell’onere della prova, e sulla necessità che parti oggettivamente “diverse” non abbiano trattamento processuale identico in violazione del principio di uguaglianza. Il codice di procedura civile prevede numerose ipotesi nelle quali il giudice può esercitare più ampi ed incisivi poteri istruttori, finalizzati alla ricerca della “verità materiale”.

Si pensi, a titolo esemplificativo, allo svolgimento della prova testimoniale, dove si possono riscontrare alcune ipotesi nelle quali il giudice esercita i poteri officiosi, quali ad esempio: la specifica formulazione al teste di domande utili a chiarire i fatti intervenendo nell’assunzione della prova testimoniale al di là della capitolazione ammessa (art. 253, comma 1, c.p.c.); il potere di disporre l’audizione dei cd. testi di riferimento (art. 257 c.p.c.); il potere di disporre l’audizione di testimoni prima ritenuti superflui o sui quali vi sia stata una rinuncia rituale e la nuova audizione di testi già interrogati (art. 257, comma 2); il potere di disporre d’ufficio la prova testimoniale quando le parti nella esposizione dei fatti si sono riferite a persone che appaiono in grado di conoscere la verità (art. 281 ter c.p.c.). Ancora, nel rito del lavoro, come è noto, esistono numerose norme che attribuiscono al giudice poteri istruttori più ampi ed incisivi (artt. 421 e 437 c.p.c.).

Tale sistema procedurale ha indotto gli interpreti ad interrogarsi sulla natura dei poteri istruttori officiosi, sino a qualificarli di tipo “semi-inquisitorio” o “semi-dispositivo” e sino ad individuare la ratio di tali disposizioni nell’esigenza di riequilibrare le varie forze in campo e di offrire una “miglior tutela” alla parte debole e/o svantaggiata del rapporto.

La giurisprudenza, parimenti, ha sempre ritenuto che i poteri istruttori officiosi costituiscono un potere – dovere che compete al giudice esercitare con equilibrio e prudenza, e con la raccomandazione di evitare lo svolgimento di funzioni “supplenti” rispetto a lacune incolmabili delle allegazioni di fatto e delle richieste istruttorie articolate dai difensori delle parti incorsi in decadenze.

La diversità “ontologica” delle parti processuali è stata considerata dal legislatore in taluni settori specifici del diritto: ad esempio, quello del diritto del lavoro ed in materia di protezione del consumatore (codice del consumo). La giurisprudenza tuttavia, nel tempo, ha messo a fuoco alcuni settori dell’ordinamento in cui il “diritto” alla prova è dotato di una effettività minore per alcune categorie di soggetti, si pensi al soggetto “minore, “detenuto”, “immigrato”.

Il corso intende definire e verificare nel dettaglio le ipotesi nelle quali, oltre il riferimento normativo, il giudice possa spingersi nell’esercizio dei poteri officiosi proprio a tutela della parte debole o svantaggiata.

La riflessione si allargherà anche alla posizione della parte contumace, alla quale spesso è riservata una tutela solo formale.

Sarà inoltre approfondito l’eventuale contributo che il pubblico ministero – destinato agli affari civili – può offrire a supporto di parti in oggettiva condizione di svantaggio nei procedimenti in cui è prevista la sua partecipazione o che comunque involgono interessi pubblici.

Il corso sarà preceduto da una interlocuzione con i partecipanti al fine di raccogliere indicazioni circa problematiche connesse al tema d’indagine e casi concreti che lo involgono, così da poter organizzare piccoli gruppi di lavoro intorno a questioni processuali omogenee, da discutere poi in sessione plenaria.


Caratteristiche del corso:

Area: civile
 

 

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: relazione introduttiva di ampio respiro e piccoli gruppi di lavoro, previa interlocuzione (facoltativa) con i partecipanti per raccogliere casi concreti e questioni connesse; numero dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settanta magistrati ordinari con funzioni civili e quindici pubblici ministeri deputati a seguire affari civili (con precedenza di almeno un partecipante per ogni distretto e per la Corte di cassazione), nonché cinque avvocati.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castel Pulci, 18 marzo 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 20 marzo 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


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