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P19017 - Il punto sulla disciplina del licenziamento

La disciplina dei licenziamenti, nel corso degli anni, è andata incontro a numerose evoluzioni normative: dalla base offerta dal codice civile alla legge n. 604 del 1966, all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, alla legge n. 108 del 1990, alla cd. riforma Fornero (legge n. 92 del 2012), fino all’ultimo d.lgs. n. 23 del 2015.

Non è facile districarsi in questo terreno, che impone al giudice un continuo e serrato confronto con i mutati assetti normativi e sociali e, al contempo, con le fonti europee ed internazionali.

Il corso - dopo un esame della legge Fornero, in relazione alla quale i primi arresti giurisprudenziali sembrano assestati, salve alcune incertezze che sarà opportuno analizzare - intende fare il punto sulla disciplina del licenziamento e sulle tutele che attualmente sono differenziate tra i “vecchi” ed i “nuovi” lavoratori. I lavoratori con vecchio impiego (vale a dire con impiego in data antecedente al 7 marzo 2015) sono soggetti al regime legale anteriore e godranno – per tutta la durata del contratto – dell’applicazione integrale della disciplina precedente, oggi non più in vigore per i nuovi assunti. A tale categoria di lavoratori si applicheranno, in particolare, le tutele accordate dall’art 18 dello Statuto dei lavoratori, che favorisce una maggiore stabilità del posto di lavoro in caso di licenziamenti illegittimi, soprattutto attraverso un maggiore campo di applicazione della reintegrazione. Ai “nuovi” lavoratori, e cioè quelli assunti dopo il 7 marzo 2015, sempre con contratti di lavoro subordinato, sarà applicata la disciplina del contratto a tutele crescenti.

L’entrata in vigore del Jobs Act ha profondamente modificato il panorama dei licenziamenti, introducendo un alto tasso di flessibilità.

Per il licenziamento illegittimo, sia per ragioni disciplinari che per ragioni oggettive, per effetto della disciplina introdotta dall’art. 3 del d.lgs. n. 23 del 2015, sono approntate tutele caratterizzate da una forte riduzione della reintegrazione sul posto di lavoro, con un progressivo rafforzamento delle prerogative datoriali e con il riconoscimento di una indennità monetaria dall’ammontare variabile in rapporto alla diversa anzianità posseduta dal lavoratore (sul punto, per altro, dovrà verificarsi l’impatto della recente pronuncia della Consulta in merito ai criteri di computo dell’indennità).

Il corso si occuperà dei molti temi critici della materia lavoristica sino ad interrogarsi sulla validità o meno del teorema meno diritti, più occupazione.

Una parte del programma inoltre sarà riservata al danno da licenziamento illegittimo nel quadro del diritto dell’Unione Europea, ai licenziamenti collettivi ed alle numerose problematiche giuridiche e procedurali che caratterizzano tale procedura.

In conclusione, si tratta di una iniziativa formativa destinata ai giudici specializzati in materia del lavoro che intende analizzare lo stato della giurisprudenza e sollecitare il dibattito sulle varie opzioni interpretative. L’intento è quello di favorire la tanto auspicata uniformità della giurisprudenza in una materia già così profondamente incisa dai mutamenti sociali e dalla continua attività riformistica del legislatore.


Caratteristiche del corso:

Area: civile


Organizzazione:Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: al fianco di relazioni frontali, concepite in termini di presentazione dialogica dei temi e seguite da dibattito, saranno previsti lavori tra gruppi ristretti di partecipanti con esame di casistica; numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: ottanta magistrati ordinari con funzioni civili e del lavoro, cinque avvocati, cinque funzionari del Ministero della giustizia.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castel Pulci, 27 febbraio 2019 (apertura lavori ore 15.00) – 1 marzo 2019 (chiusura lavori ore 13.00).


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