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P18074 - Le disposizioni penali in materia di neofascismo, negazionismo e crimini d’odio

La cronaca degli ultimi anni registra un riferimento sempre più frequente - nell’ambito di manifestazioni politiche od anche soltanto in occasioni di carattere sportivo - il richiamo a simboli, gesti, parole e concetti tipici del fascismo e del nazismo. Viene talvolta ipotizzato che il fenomeno sia connesso anche alla nascita ed alla crescita di organizzazioni più o meno apertamente ispirate all’ideologia fascista. Si moltiplicano quindi denunce (anche ad opera di associazioni di partigiani), e finanche iniziative legislative, per reati concernenti l’apologia del fascismo o la ricostituzione del partito fascista, con la connessa gestione di procedimenti segnati da un quadro normativo complesso e non sempre ben conosciuto.

Nella legislazione vigente sono ancora operative le disposizioni della cd. “legge Scelba” (20 giugno 1952, n. 645), che – dopo aver fissato la nozione di “riorganizzazione” del partito fascista – sanziona penalmente le pertinenti condotte di carattere associativo, punendo inoltre l’apologia del fascismo. Il tutto in esplicita applicazione di una disposizione di rango costituzionale (il primo comma della XII Disposizione transitoria della Costituzione) che vieta appunto “sotto qualsiasi forma” la ricostituzione del disciolto partito fascista.

Va considerata d’altra parte la legislazione che – anche in adempimento di obblighi internazionali, ed a prescindere dalla specifica dimensione politico istituzionale assunta dal fascismo – mira a reprimere comportamenti motivati da logiche discriminatorie, fondate sul concetto di razza, sull’appartenenza etnica, sulla fede religiosa. Con la legge 9 ottobre 1967, n. 962, sono stati puniti tra l’altro i fatti di istigazione e di apologia di condotte di genocidio, e più in generale sono state poi vietate la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, e l’istigazione a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (legge 13 ottobre 1975, n. 654). Il divieto, in epoca recentissima, è stato esteso anche al fenomeno del cd. “negazionismo” (legge 16 giugno 2016, n. 115).

È nota infine la legislazione sui cd. crimini d’odio (decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, come convertito dalla legge n. 205 del 1993).

Sono frammenti d’un quadro normativo che ricorre allo strumento penale per la tutela di principi fondanti della Costituzione e delle Carte sovranazionali, e che merita una compiuta ricostruzione, sul piano sostanziale e nelle sue declinazioni processuali.

Naturalmente, e comunque, il corso sarà segnato da una riflessione generale sui rapporti tra la legislazione in esame ed i principi fondamentali dell’ordinamento democratico ed egualitario, che proprio in quanto tale garantisce libertà di pensiero e di insegnamento, di associazione politica e di manifestazione.

Caratteristiche del corso:

Area: penale l

Organizzazione: Scuola Superiore della Magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito e eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settantacinque magistrati ordinari e dieci onorari con funzioni penali, nonché cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castelpulci, 15 ottobre 2018 (apertura lavori ore 15) – 17 ottobre 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

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