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P18066 - Le neuroscienze e la genetica comportamentale nel processo penale italiano

Il diritto penale - e, per la sua strada, anche la procedura penale – hanno da tempo ormai quasi immemorabile conferito rilievo alle condizioni di mente del reo, della vittima, dei testimoni, con riguardo al momento del fatto ed a quello del processo. Ne dipendono la capacità processuale, la riferibilità psichica del fatto, le forme della colpevolezza, la capacità di testimoniare, l’entità del danno da reato.

Con un codice sostanziale ancora centrato sulle vetuste nozioni della capacità di intendere e della capacità di volere (per altro non definite), e con un sistema interamente fondato sul presupposto della rimproverabilità (e quindi della possibilità di scelta), l’approccio tradizionale è solidamente ancorato alle nozioni della psicologia e, con effetti più rilevanti sul piano giuridico, della psichiatria.

È però sempre più frequente, nel campo internazionale e nei giudizi nazionali, il ricorso delle parti e dei giudici alle neuroscienze, cioè a discipline scientifiche che, per la parte qui rilevante, studiano sistema nervoso e cervello a livello neuronale, per verificarne l’incidenza sulle capacità cognitive e sui comportamenti. È dubbio che siano superate le resistenze culturali, connesse al rischio di un “determinismo” potenzialmente idoneo a minare il concetto individuale e personale di responsabilità. Tuttavia si cumulano i casi nei quali le competenze neuroscientifiche (con le connesse capacità diagnostiche e “rappresentative”) sono chiamate a fornire informazioni sulla consapevolezza e sulle intenzioni di un determinato agente, sulla “normalità” del suo apparato cognitivo e volitivo, misurata attraverso lo studio di aree cerebrali e di caratteristiche fisio-endocrine che si stimano deputate a determinate funzioni. Una pratica che assume riferimenti e tecniche specifiche con riguardo a soggetti in età infantile o adolescenti, in riferimento al processo di sviluppo neurofunzionale. Una pratica, per altro verso, proposta non senza contrasti anche riguardo alla misurazione della memoria, specie in riferimento alla testimonianza.

Un fenomeno in qualche misura analogo (anche quanto alle tensioni col principio di libera determinazione) si riscontra quanto agli studi di genetica comportamentale, ancora meno affermati (alla genetica, eventualmente attraverso gli screening di massa, si guarda tuttora come risorsa per l’identificazione dell’autore o della vittima di un reato), e però sempre più frequenti nell’ambito delle scienze forensi. Fuori da logiche estreme di determinismo, si assume che alcune caratteristiche genetiche dell’individuo lo rendono più o meno ricettivo rispetto agli stimoli che gli provengono dall’ambiente e dall’educazione (peggiorandone l’influsso, o contrastandolo, o recependone al meglio le spinte favorevoli). Le verifiche genetiche potrebbero quindi fornire un supporto affidabile, soprattutto, sul piano della valutazione di pericolosità (non immune naturalmente, a sua volta, da studi sulla corteccia celebrale e neuroscientifici in genere).

Il corso, da organizzarsi con prestigioso sostegno dell’Accademia dei Lincei, mira a portare i magistrati della giurisdizione penale ad un più elevato e condiviso livello di conoscenza delle neuroscienze e della genetica, in termini comprensibili ma non banali, affinché possano individuare risorse investigative e percorsi di prova nella miglior conoscenza dei fondamenti e dei limiti di queste nuove ed affascinanti competenze extra giuridiche.

Dunque, nel programma di dettaglio, avranno un ruolo dominante i contributi scientifici, anche se non verrà trascurato il riferimento agli istituti ed alle dinamiche processuali che veicolano il sapere scientifico in considerazione.

Caratteristiche del corso:

Area: penale l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura, in collaborazione con l’Accademia Nazionale dei Lincei; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settantacinque magistrati ordinari e dieci magistrati onorari con funzioni penali, nonché cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Roma, Sede da definire, 1 ottobre 2018 (apertura lavori ore 15.00) – 3 ottobre 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

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