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P18055 - Le nuove forme di aggregazione familiare alla prima verifica della giurisdizione: profili civilistici e penalistici

La legge 20 maggio 2016, n. 76, com’è noto, ha fortemente innovato la disciplina delle aggregazioni familiari, anzitutto modificandone il numero e la rilevanza, con la comparsa, al fianco della famiglia fondata sul matrimonio, delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, e dei nuclei fondati sulla convivenza di fatto.

Naturalmente, per alcune delle nuove aggregazioni sono state coniate formule definitorie, i cui contorni condizionano, in misura variabile, gli effetti del vincolo sullo status delle persone, sui lori diritti, sul loro patrimonio. Si tratta dunque di individuare i profili critici della tipizzazione dei vari nuclei, al fine di definirli nella migliore misura possibile.

Sono intensi, d’altra parte, gli intrecci tra la disciplina del matrimonio e quelli dell’unione civile, spinti fino alla clausola generale del comma 20 dell’art. 1 della legge n. 76 del 2016, la quale, non senza rilevanti esclusioni, stabilisce che  «le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole “coniuge”, “coniugi” o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso».

Non s’è certo trattato di una novazione su basi meramente letterali, visto che l’applicazione estesa delle norme concernenti i “coniugi” può essere compiuta dal giudice «al solo fine di assicurare l'effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall'unione civile tra persone dello stesso sesso». Volta per volta, dunque, si tratterà di stabilire se ricorra la condizione posta dalla nuova legge, con la difficoltà data dal bilanciamento che spesso le norme antecedenti realizzano tra diritti ed interessi contrapposti.

Il problema s’era posto in termini drammatici per l’ordinamento penale della famiglia e delle altre aggregazioni, ove le incertezze create dalla clausola generale avrebbero certamente generato questioni di rispetto dei principi di legalità e di determinatezza. Com’è noto, l’intervento governativo attuato mediante il d.lgs. 19 gennaio 2017, n. 6, si è poi centrato sul presupposto (non incontestato tra gli studiosi) che la clausola generale non avrebbe riguardato le disposizioni penalistiche, tanto da dettare disposizioni dedicate (e sospettate, in qualche caso, di eccedere i poteri conferiti dalla delega, perché non mirate alla maggior tutela dei diritti). Si tratterà dunque, ed in sintesi, di studiare le nuove nozioni di “prossimi congiunti”, di “matrimonio”, di “coniuge”, che naturalmente ridondano su molteplici fattispecie, anche in malam partem (e dunque non retroattivamente). Né potranno trascurarsi le ricadute processuali della novella.

Il corso avrà insomma lo scopo di favorire la discussione dei problemi posti dalla riforma, nell’ottica concreta tipica della giurisdizione, mirando in particolare a diffondere conoscenze settoriali indispensabili anche per l’esercizio delle funzioni penali, ed a favorire, più in generale, soluzioni interpretative comuni per le questioni che rilevano sui diversi versanti della giurisdizione.

Area: comune l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito e eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: sessanta magistrati ordinari (dei quali almeno trenta con funzioni giudicanti civili, quindici con funzioni giudicanti penali e quindici pubblici ministeri), venticinque magistrati onorari, cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: nessuno.

Sede e data del corso: Scandicci, 25 giugno 2018 (apertura lavori ore 15.00) – 27 giugno 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

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