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P18048 - L’evoluzione del sistema penitenziario alla luce delle Carte fondamentali dei diritti

L’ordinamento penitenziario si trova al centro di un complesso processo di riforma ed anzi, per quanto è dato prevedere, nell’imminenza di una profonda revisione, grazie all’attuazione della delega conferita al Governo con i commi 82 e seguenti dell’art. 1 della legge n. 103 del 2017.

Le direttive impartite dal legislatore, che si è mosso anche sull’onda degli Stati generali dell’esecuzione voluti dal Ministro della giustizia, comprendono una revisione dei presupposti sostanziali e procedurali di accesso alle misure alternative alla detenzione, per rendere quest’ultima una misura riservata ai casi di intensa pericolosità sociale, e sollecitano nel contempo una riduzione degli automatismi preclusivi, spesso censurati dalla Consulta, anche con riguardo ai condannati alla pena dell’ergastolo (ma si segnala, nondimeno, la tendenziale conservazione di quanto disposto all’art. 41-bis dell’ord. pen.).

Dalla giurisprudenza costituzionale e sovranazionale provengono anche ulteriori sollecitazioni accolte nella legge delega, come la creazione di spazi per l’affettività o la semplificazione (e la tendenziale pubblicità) delle procedure di garanzia giurisdizionale per i diritti dei detenuti. Di particolare interesse, nell’esplicita prospettiva concorrente della funzione rieducativa, la riserva di codice stabilita per le norme penali protettive di interessi fondamentali, che assume ovviamente un significato più generale per la cittadinanza, nell’ottica di migliore attuazione dei principi di colpevolezza e di prevedibilità delle decisioni giudiziarie.

Come accennato, la legge 103 e gli emanandi decreti delegati fanno seguito ad una lunga stagione di riforme parziali e rimedi palliativi (si pensi solo alla liberazione anticipata speciale), e ad una complessa stagione di interventi delle Corti di garanzia dei diritti fondamentali, per assicurare effettività alla prescrizione dell’art. 3 della Convenzione edu e, più in generale, la piena attuazione dei principi costituzionali (uguaglianza, proporzionalità, rieducazione, tutela dell’infanzia e della maternità, salute) nell’ambito del sistema penitenziario nazionale.

Il corso, organizzato in collaborazione con l’Università Roma Tre, mirerà per un verso alla ricognizione dei principali orientamenti ed arresti delle Corti nazionali e sovranazionali sui temi della pena detentiva e dell’ordinamento penitenziario, con le puntuali ricadute nelle soluzioni giurisprudenziali dei principali problemi applicativi. Esso costituirà d’altra parte l’occasione, sul presupposto della prevedibile attuazione della delega sopra citata, per un approfondito esame della novella e delle prime sue applicazioni.

Caratteristiche del corso:

Area: penale l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura, in collaborazione con l’Università di Roma Tre; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: cento; composizione della platea: ottanta magistrati ordinari e cinque magistrati onorari con funzioni penali, cinque avvocati, dieci studiosi della materia selezionati d’intesa con l’Università Roma Tre.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Roma, Sede dell’Università Roma Tre (via Ostiense 159), 11 giugno 2018 (apertura lavori ore 15.00) – 13 giugno 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

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