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P18034- Il futuro della integrazione europea

L’Europa, come la intendiamo oggi, fu la risposta politica al senso di fragilità e di fallibilità umana, che l’orrore della guerra aveva indotto nelle coscienze di molti europei. Questa risposta si concretizzò prima nella conclusione (nel 1949) del Trattato sul Consiglio d’Europa e l’anno successivo (nel 1950) della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. In questi trattati lo spirito europeo contro i nazionalismi e gli autoritarismi, che avevano dato origine alla guerra, si realizzava nell’affermazione del primato del diritto e dei diritti fondamentali della persona, affidati alla protezione di un giudice indipendente e imparziale. La grandezza di questa visione stava, citando le parole riferite alla Costituzione italiana dal Presidente Grossi in occasione dell’inaugurazione dei corsi alla Scuola, nel riconoscere il primato logico e storico della persona umana rispetto allo Stato e nel riconoscere la dignità umana anche negli ultimi.

 L’anno successivo, nel 1951, nasceva la Comunità del carbone e dell’acciaio e, solo sei anni dopo, il Trattato di Roma concludeva un periodo di forte instabilità politica accompagnata dal rischio di nuovi conflitti armati, come ha ricordato il Presidente Mattarella nel proprio discorso, in seduta congiunta delle Camere, per il sessantesimo anniversario del Trattato. Con questo grande patto si apriva il mercato unico europeo, presidiato da Istituzioni di governo comuni e da regole comuni, affidate alla cura della Corte di giustizia. Il mercato comune consentì il superamento delle barriere rappresentate dai confini degli Stati: non più territori nazionali ma spazi condivisi per la libera circolazione, non solo delle imprese e dei capitali ma anche del lavoro. Uno degli aspetti più evidenti dell’effetto di questa Europa, in cui gli Stati di origine ottocentesca cedevano spazi di sovranità, fu la creazione, con il Trattato di Amsterdam del 1999, dello Spazio di libertà sicurezza e giustizia. Con il Trattato di Lisbona, ed il riconoscimento del valore obbligatorio della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, fu poi garantito ad ogni individuo, all’interno dello Spazio di libertà sicurezza e giustizia, il rispetto dei diritti fondamentali.

Questo percorso di integrazione europea, economica e politica, ha conosciuto negli anni successivi un periodo di stallo, con l’esperienza traumatica del fallimento della Costituzione europea e con la nascita di cooperazioni rafforzate. La crisi si è approfondita, da un lato, per l’inattesa e pure traumatica decisione del Regno Unito di abbandonare l’Unione, e dall’altro per il tradimento ad opera di alcuni Stati membri, sospinti dal vento di nuovi nazionalismi, del cuore dell’accordo europeo, ossia il rispetto delle regole dell’Unione e, talvolta, di alcuni degli stessi principi dello Stato di diritto.

A fronte di questi eventi, il corso intende interrogarsi sul futuro dell’integrazione europea. Nella prima sessione sarà ripercorsa la storia della progressiva costruzione dell’Europa politica, economica e del suo di Spazio di libertà sicurezza e giustizia. Nella sessione successiva, saranno affrontati gli effetti di Brexit sull’Unione, sul mercato unico, sulla cooperazione giudiziaria civile e penale, sulle libertà di circolazione, di stabilimento, di lavoro e di prestazione dei servizi. La terza sessione sarà dedicata ai principi fondamentali dell’Unione politica, la rule of law ed i diritti fondamentali, ed alle conseguenze politiche e delle violazioni gravi e persistenti di questi principi da parte di alcuni membri dell’Unione e di altri Stati che partecipano al percorso di adesione all’Unione (in particolare della Turchia). Saranno quindi oggetto di considerazione l’articolo 7 del Trattato, che prevede un’ipotesi di sospensione dei diritti di partecipazione degli Stati Membri che si rendano responsabili di tali violazioni, ed i criteri politici che governano il percorso di adesione di nuovi Stati all’Unione Europea. Nell’ultima sessione una tavola rotonda guarderà ai possibili scenari futuri, dalla ipotesi di una maggiore integrazione politica ristretta ad alcuni Stati soltanto (l’Europa dei cerchi concentrici) fino a quella dell’integrazione instabile a fronte di una crescente diversità.

Area: comune l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito e eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settantacinque magistrati ordinari, dieci magistrati onorari, cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castelpulci, 14 maggio 2018 (apertura lavori ore 15.00) – 16 maggio 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

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