biancaContattiMappa del sitoEntrabianca

HomeFormazione permanenteFormazione permanente anno 2018FormazioneFormazione PermanenteFormazione Permanente anno 2018P18033- Alla ricerca di un linguaggio comune tra società civile e giurisdizione

P18033- Alla ricerca di un linguaggio comune tra società civile e giurisdizione

Come nelle precedenti edizioni – la Scuola conduce dal 2015 una ricerca collettiva, essenzialmente mirata a ribaltare l’attuale stato di scarsa comunicazione tra collettività dei cittadini e giurisdizione -  il corso mira anche quest’anno a evidenziare problematiche molto attuali, legate al complesso e discusso rapporto tra informazione e giustizia.

La concezione tradizionale, secondo la quale il giudice (e ancor di più il magistrato inquirente) parlava “per atti”, essendo la loro lettura (in genere con la mediazione degli avvocati) l’unico modo di comunicazione tra il sistema-giustizia e il mondo esterno, è oggi messa in crisi per molteplici cause.

La prima è la rilevanza, non mediata, che le decisioni del giudice hanno assunto, in moltissimi campi, riguardo a gravi emergenze criminali (terrorismo, grande criminalità organizzata, corruzione). Un provvedimento giudiziario, emesso anche in fase istruttoria su materia “sensibile” (concetto in costante espansione), è subito portato all’attenzione pubblica, presentato dai media e in essi discusso, spesso criticato anche senza che se ne conoscano a fondo contenuti e motivazioni.

La seconda causa è l’immanenza stessa dei media nella società contemporanea, la loro assoluta e non arrestabile pervasività, la loro sempre più spiccata attenzione (certo non di per sé negativa ma tuttavia tale da non poter essere trascurata) verso il mondo della giustizia: singole sentenze in particolare, meglio se “da prima pagina”, piuttosto che l’andamento complessivo del sistema e le sue criticità quotidiane.

I due fattori associati determinano sempre più spesso che gli stessi eventi criminosi, o comunque i fatti della vita portati alla giurisdizione, unitamente ai giudizi che li riguardano, vengano fatti oggetto – non, si badi, a procedimenti conclusi ma nel loro stesso svolgersi istantaneo – di una “narrazione” da parte dei media, che spesso appare oggettivamente sommaria, carente dal punto di vista della conoscenza tecnico-giuridica, impressionistica e talvolta persino faziosa.

Di fronte a tali fenomeni il magistrato dispone di due strade, entrambe non prive di rischi: o tace, trincerandosi appunto dietro la deontologia della tradizione, che gli impone di parlare per atti (ma allora rischia di lasciar spazio a interpretazioni erronee che a loro volta danno luogo a veri e propri giudizi “popolari”, celebrati non nelle aule di giustizia ma sulle prime pagine dei giornali o nei talk-show televisivi); oppure prende la parola, ma a questo punto si muove in un contesto comunicativo del quale non conosce a pieno le regole e ignora il linguaggio (non essendo “formato” per esercitare questa funzione), e corre dunque il serio pericolo di essere strumentalizzato, nel contesto di tecniche di comunicazione costruite su tagli, commenti (sonori e visivi) ed accostamenti non assolutamente controllabili a priori. A ciò si aggiunga un rischio ulteriore, che deriva dal protagonismo spesso eccessivo di alcuni magistrati, talvolta indotti dall’opportunità che si offre loro a calcare toni e modalità della propria presenza mediatica.

Il punto critico che qui si vuole sottolineare è che le regole della comunicazione giudiziaria sono radicalmente distanti da quelle della comunicazione tout court e raramente vi si adattano conservando la propria intrinseca “verità”. Esiste dunque un problema aperto, che si potrebbe definire quello della traducibilità (intendendo con questo sostantivo la traduzione “fedele”) del linguaggio della giustizia in quello dell’informazione di massa.

Il corso mira a mettere a confronto magistrati e operatori dell’informazione, analizzando le varie forme della comunicazione, traendo spunto anche da esperienze concrete e ricercando, con l’ausilio di esperti della comunicazione pubblica, forme e modi per favorire al massimo grado possibile questa traducibilità.

Area: comune l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (tavole rotonde con partecipazione di magistrati, giornalisti e esperti di comunicazione, presentazione e discussione di documenti che testimonino forme e modi della comunicazione su fonti a stampa, visive e elettroniche, testimonianze di protagonisti); numero dei partecipanti; novanta; composizione della platea: settantacinque magistrati ordinari e dieci onorari, nonché cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: saranno postergati rispetto ad ogni altro richiedente coloro che risultino essere stati ammessi al corso P17048.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castelpulci, 9 maggio 2018 (apertura lavori ore 15.00) – 11 maggio 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

Go to top