biancaContattiMappa del sitoEntrabianca

P18019 - Diritto penale e multiculturalismo

Negli ultimi anni l’aumento dei flussi migratori ha determinato un rilevante fenomeno di torsione tra i presupposti sottesi al sistema penale (sociali, culturali, religiosi) e la concretezza dei fatti sottoposti a giudizio. Molti cioè i casi nei quali, non sempre strumentalmente, i giudici vengono sollecitati ad una nuova “misura” degli istituti classici del diritto penale.

Il problema non è posto soltanto dall’incontro (o scontro) tra culture, e talvolta si lega solo indirettamente al fenomeno della migrazione, muovendo piuttosto, e per esempio, dalla questione del terrorismo di matrice islamica. È un fatto che gli ordinamenti di democrazia occidentale hanno reagito alla minaccia terroristica depotenziando l’idea di un diritto penale sussidiario ed incentrato sull’offesa concreta e materiale, ed arretrando la soglia della punizione, con l’individuazione di situazioni e comportamenti che, pur senza scadere necessariamente nel deprecato “diritto penale del nemico”, incidono più concretamente su aree determinate della popolazione e riducono la tolleranza per modelli culturali alternativi a quelli dominanti.

In qualche modo, dunque, il multiculturalismo determina variazioni obiettive del diritto penale (talvolta spinte fino a disposizioni discriminatorie) e/o della sua concreta applicazione. In ogni caso, l’inedita ed ampia variabilità delle culture, delle abitudini e delle credenze sollecita il sistema a nuovi bilanciamenti, poiché le libertà fondamentali (di religione, di manifestazione del pensiero, di insegnamento, di associazione) premono per assumere nuovi significati, e per trasformarsi in diritti o giustificazioni. Basti pensare ai rapporti intrafamiliari per avere una percezione immediata del problema e per intuirne i risvolti pratici (la cultura dei rapporti familiari condiziona in qualche misura la nozione di maltrattamento in famiglia?). O, sempre a titolo di esempio, si pensi al recente caso del porto in pubblico di un coltello rituale.

Nell’opinione pubblica si assiste ad un prevedibile confronto tra logiche di multiculturalismo e volontà di assimilazione, anche con lo strumento del diritto penale.

Meno prevedibile, ma concreto, appare il dato del riprodursi di tale confronto, tra le righe ma neppure sempre, nell’ambito della giurisdizione e della riflessione giuridica.

Il terreno d’elezione – sebbene non manchi, come detto, una dimensione attinente al concetto materiale di offesa penale – è costituito dai temi della colpevolezza e della rimproverabilità. In un sistema democratico, fondato sull’uguaglianza e nel contempo sull’idea della rieducazione come scopo fondante della pena, esiste l’esigenza di non creare spazi di privilegio (o tolleranza verso comportamenti talvolta inaccettabili), ma esiste anche la necessità di misurare sulla colpa dell’individuo la reazione punitiva.

La condizione di estraneità culturale ha trovato talvolta riscontro, in giurisprudenza, già sul piano dell’ignoranza scusabile della legge penale (ad esempio riguardo alle mutilazioni genitali di ispirazione religiosa). Molto più frequentemente la conformità dell’agire del reo a moduli comportamentali tipici della propria cultura assume consistenza tecnica attraverso le fattispecie che conferiscono rilievo, appunto, ai motivi ed al movente, sia contrastando (o non) l’applicazione di aggravanti (art. 61, n.1, c.p.), sia sollecitando (o non) l’applicazione di attenuanti (art. 62, n. 1, c.p.). Ancor più ricorrente, com’è ovvio, risulta la necessità di valutare il contesto personale ed ambientale della condotta a fini di giusta graduazione della pena, nella prospettiva dell’art. 62-bis e comunque dell’art. 133 c.p.

Il corso si articolerà in apertura con riflessioni a carattere generale sui rapporti tra multiculturalismo e profili essenziali del sistema penale, per proseguire attraverso l’esame dei problemi più concreti e ricorrenti che si pongono nell’esercizio della giurisdizione.

Caratteristiche del corso:

Area: penale l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali e dibattito); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settanta magistrati ordinari e quindici magistrati onorari con funzioni penali, nonché cinque avvocati

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castelpulci, 14 marzo 2018 (apertura lavori ore 15.00) – 16 marzo 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

Go to top