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P18010 - Nuovi strumenti di deflazione nel sistema penale

La crisi del sistema giudiziario, in materia penale, è ormai un fatto endemico, che manifesta i suoi effetti negativi su più fronti: la durata eccessiva dei procedimenti e la loro inefficacia (perché la decisione tardiva è sempre meno efficace e, spesso, si limita a rilevare l’intervenuta prescrizione del reato), ma anche il rischio di un abbassamento della qualità media del servizio quale portato dell’eccezionale sforzo di produzione richiesto ai magistrati.

Nella legislazione degli ultimi anni non sono mancati gli interventi volti ad una soluzione del problema, resta da vedere quanto efficaci e quanto organici. Alcuni di tali interventi, come quelli attuati con la legge n. 103 del 2017, sono incisivi e recentissimi. Si registrano, per un primo verso, modifiche mirate a ridurre la domanda di   giurisdizione penale, attraverso la depenalizzazione o l’abrogazione di numerose fattispecie punitive, attuata con i decreti legislativi n. 7 e n. 8 del 15 gennaio 2016, od attraverso l’ampliamento delle ipotesi di punibilità a querela, operato mediante il recentissimo decreto governativo che ha dato attuazione alla delega conferita, anche sulla specifica questione, dalla legge n. 103. È chiaro poi che gli stessi interventi sui meccanismi del processo dovrebbero valere a ridurre non solo la durata dei procedimenti, ma lo stesso loro numero, disincentivando in particolare le impugnazioni o conducendo ad un provvedimento decisorio senza deliberazioni sulla colpevolezza.

In quest’ottica, la riforma della prescrizione dovrebbe demotivare atteggiamenti dilatori e lo stesso ricorso ad impugnazioni, nel caso le stesse abbiano carattere pretestuoso. Dovrebbe uscirne anche l’incentivazione al ricorso ai riti speciali, oggetto a loro volta di nuove regolazioni, che nel complesso dovrebbero migliorare le garanzie interne e la stessa platea dei vantaggi conseguibili in termini di pena. Particolare cura è stata riposta nell’intervento sul giudizio di legittimità, riducendo il contenzioso attraverso il ripristino del concordato in appello e dell’appello contro la sentenza di non luogo a procedere, ed eliminando altresì la possibilità di ricorso personale in cassazione ad opera dell’imputato.

Una menzione meritano poi, per chiudere una panoramica sintetica ed incompleta, le nuove regole attraverso le quali l’ordinamento rinuncia alla punizione, favorendo l’estinzione del reato nell’ottica della giustizia riparativa (nuovo art. 162-ter c.p.), od omettendo di applicare una pena per fatti di speciale tenuità (nuovo art. 131-bis c.p.).

Il corso si propone di trattare questi argomenti, con metodologia mista, sia nel tentativo di coglierne le connessioni e di maturare dunque un giudizio sul loro impatto complessivo, sia allo scopo di approfondire la disciplina di dettaglio degli istituti di più recente introduzione, anche alla luce delle prime esperienze di applicazione giurisprudenziale.

Caratteristiche del corso:

Area: penale l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settantacinque magistrati ordinari e dieci magistrati onorari con funzioni penali, nonché cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: partecipazione preclusa agli ammessi al corso “Il punto sui riti alternativi”, organizzato in collaborazione con la Struttura decentrata di Lecce.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castelpulci 12 febbraio 2018 (apertura lavori ore 15.00) – 14 febbraio 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

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