biancaContattiMappa del sitoEntrabianca

HomeFormazione permanenteFormazione permanente anno 2017P17063 - La motivazione del provvedimento giudiziale: vizi frequenti e tecniche di prevenzione

P17063 - La motivazione del provvedimento giudiziale: vizi frequenti e tecniche di prevenzione

La motivazione del provvedimento giudiziale: vizi frequenti e tecniche di prevenzione

Il tema della motivazione non perde attualità nel dibattito sul processo penale, e, naturalmente, nelle dinamiche interne al sistema impugnatorio. Il quadro è segnato, almeno in apparenza, da spinte dissonanti, nelle prassi e nella legislazione. Ad un legislatore che addirittura ha messo in crisi la precedente morfologia del giudizio di legittimità, pur di consentire un sindacato penetrante sulla motivazione, e che lancia segnali di insofferenza per le prassi semplificatorie od elusive attribuite ad una parte della giurisprudenza, soprattutto nel procedimento cautelare, fanno riscontro fenomeni come la dilatazione quantitativa degli apparati motivazionali (in larga parte condizionata dagli strumenti informatici) e l’asserita diminuzione (o, comunque, la più difficoltosa individuazione) dei rilievi concretamente decisivi per la deliberazione assunta sulla prova o sulle questioni di diritto. Non mancando per altro, a tutti i livelli, sollecitazioni a favore di criteri modulistici o comunque semplificatori, espressione dell’idea, meritevole d’una puntuale verifica, della ridondanza abituale (e sostanziale) delle motivazioni quale ragione concorrente dell’eccessiva durata del processo penale.

Nel corso non mancheranno riflessioni sulla portata concreta e sul buon fondamento delle spinte cui si è fatto cenno, oltreché, naturalmente, una ricognizione iniziale del quadro delle norme che, ad ogni livello, contornano il dovere motivazionale del giudice. Ma l’iniziativa sarà caratterizzata soprattutto dal riferimento alle singole e più frequenti patologie, analizzate in dettaglio nelle cause, nelle forme di manifestazione e nei “rischi” di sanzione processuale, con un metodo totalmente casistico, che riconduca a considerazioni di sistema solo dopo una verifica concreta e fattiva dei “vizi frequenti”. Una parte del lavoro si svolgerà in gruppi ristretti, ove, sempre a partire da esempi concreti, l’analisi sarà operata ragionando rispettivamente sulla funzione del provvedimento cautelare, della sentenza di primo grado e della sentenze di appello, e sulle relative implicazioni nella proiezione del giudizio impugnatorio

Sede e data del corso: : Scandicci, Villa di Castelpulci, 5‐7 luglio 2017.

Go to top